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Musica popolare e intergenerazionale ad Ostra Vetere

Progetto per recuperare le tradizioni popolari, alto il coinvolgimento dei giovani e del territorio

Comune di Ostra Vetere

i Cantori della Pasquella di CastelvecchioIl più bel segnale nei confronti della musica popolare sta arrivando dall’interessamento e dall’entusiasmo dei giovani e dei giovanissimi di ogni fascia sociale, che sono i primi a documentare la valenza dell’iniziativa. Il progetto è nato con l’obiettivo di recuperare e valorizzare la Musica Popolare, ma si è presto tradotto in coinvolgente operazione culturale, per cui viene ormai definita ‘Musica Trasversale’ o ‘Musica Intergenerazionale’.

Lo ha per ultima testimoniato Ostra Vetere, che ha ospitato i Cantori della Pasquella di Castelvecchio: gruppo a cui si deve l’attenta rivitalizzazione degli essenziali frammenti della civiltà rurale, riconvertiti in attualissimi messaggi. Ovvero: l’insegnamento scaturente dalla saggezza, l’ammonizione proveniente dal semplice buon senso, la penetrazione della verità (peraltro sottilmente ‘nascosta’ o sorridentemente ‘sottintesa’ nelle pieghe delle strofe e dei ritornelli).

Esplicito e denso di riferimenti è stato il tragitto del “concerto itinerante”, che è iniziato davanti al Presepio Permanente dell’artigiano Amalio Martinelli, si é sviluppato nelle sale di Palazzo Marulli (evidenziandone le peculiarità del prezioso Museo Civico) e si è infine snodato attraverso le vie del centro storico per concludersi nella piazza centrale della cittadina collinare.

Ostra Vetere ha così esemplarmente raccolto il testimone di una composita staffetta, che intende sempre di più coinvolgere l’intero territorio marchigiano, nella prioritaria direzione promozionale del turismo culturale e paesagistico, veicolando il messaggio in chiave multimediale (grazie alla griffe del fotografo Angelo Papi).

Non casualmente, la genesi dell’operazione si deve a  Montappone (capitale del copricapo), che si è gemellata l’anno scorso con i Cantori della Pasquella, a cui gli imprenditori montapponesi hanno fatto omaggio dei propri “borsalini”, i cappelli neri in feltro a tese larghe.
Così (coperti dai lunghi mantelli), i Cantori suonano fisarmoniche, strumenti a fiato e a percussione, augurando ogni volta la buona sorte e richiedendo, in una sorta di scambio, cibo e bevande.

Dopo l’antico canto rituale di questua, il repertorio propone di tutto un po’.
Gli stornelli poggiano infatti su una solidissima base concettuale, ma si aprono anche all’improvvisazione arguta ed all’ammiccante estemporaneità, cogliendo al volo lo spunto da qualsiasi situazione.

da Gruppo Cultori Musica Popolare

Redazione Senigallia Notizie
Pubblicato Mercoledì 19 gennaio, 2011 
alle ore 14:07
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