Unione Civica: “Tasse al livello massimo: peggio di così impossibile fare”
Durissime le parole del collegio dei revisori dei conti che ha bocciato politicamente Mangialardi
Il Consiglio comunale con il voto della sola maggioranza ha approvato il bilancio peggiore che Senigallia ricordi. Mangialardi e soci hanno aumentato tutte le tasse portandole al livello massimo: lacrime, sangue e disperazione per i cittadini di Senigallia.
Più di questi aumenti era tecnicamente impossibile fare. Non lo dice “Unione Civica”, lo hanno scritto in righe pesantissime i tre membri dell’organo di revisione dei conti (fatto del tutto inconsueto che però ben chiarisce la portata storicamente vessatoria di questo terribile bilancio):
“Si evidenzia – hanno scritto i revisori dei conti – che non sarà possibile per l’ente modificare le tariffe ed aliquote dei tributi di propria competenza in quanto le stesse hanno raggiunto il livello massimo … si invita pertanto l’ente preventivamente ad attivarsi al fine di attuare una revisione della propria spesa corrente”.
Parole durissime da parte di un organo tecnico. Non solo. Come anche “Unione Civica” ha fatto (altro che mancanza di proposte!), l’organo di revisione ha invitato formalmente il Comune “a monitorare attentamente lo stato del contenzioso” atteso il numero ormai insostenibile di cause e di consulenze e incarichi esterni che costano all’ente circa 300 mila euro all’anno (solo di spese legali).
Un bilancio a dir poco vergognoso (ci si permetta la parola forte) senza nessun intervento di “spending review”, come ha dovuto ammettere la dirigente Filonzi, e senza nessuna rinuncia a beneficiare i soliti noti (associazioni culturali e sportive amiche, professionisti ingordi di incarichi, enti vicini alla maggioranza, dirigenti pluripagati …).
Basti pensare che la voce relativa alla prestazione di servizi (addirittura di oltre 23 milioni di euro) non è stata minimamente intaccata. Né è stata intaccata la voce relativa all’acquisto di beni di consumo (oltre 4 milioni). Sarebbero stati i primi capitoli a dover essere razionalizzati (a cominciare dall’azzeramento degli incarichi esterni e istituzione di un albo di professionisti accreditati che sottoscrivono l’impegno ad applicare il minimo delle tariffe con uno sconto del 30% ulteriore). Invece nulla: per garantire le clientele e un apparato politico elefantiaco, si è decisa la via “elementare” (nel senso più infantile del termine): spremere i cittadini e le imprese fino al collasso.
Una manovra da incapaci politici e da gendarmi tributari di stampo medioevale. Mangialardi voleva emendamenti per farli bocciare dai suoi fedelissimi e silenziosi consiglieri di maggioranza (nessuno ha preso la parola durante il dibattito, tale era la loro preparazione). Ma quali emendamenti? Ma sa Mangialardi come si scrive un bilancio o parla a vanvera? Sarebbe come curare una ferita da sparo con un cerotto. Era il metodo stesso di bilancio che doveva essere rivoluzionato: dieta amministrativa, flessione delle tasse e “spending review” in proporzione a quanto era ed è la capacità contributiva del cittadino. Non ci vogliono emendamenti: Senigallia aveva bisogno di un bilancio a misura di cittadino e di amministratori più seri e preparati.
da Roberto Paradisi e Luigi Rebecchini
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