Le promesse e le menzogne del Commissario Patrizia Casagrande
Paradisi: "Le tariffe per le palestre sono aumentate nel 2004, 2009 e 2011. I documenti inchiodano la Provincia"
Delle promesse fatte nel pieno della campagna elettorale non bisogna fidarsi. E’ per questo che la “marcia indietro” del commissario della Provincia Patrizia Casagrande sulla triplicazione del costo delle palestre non mi convince affatto. Come può d’altronde essere affidabile un politico che mentre promette di rivedere le tariffe “sporticide” approvate con tanto di delibera formale, mente scientificamente asserendo che le vecchie tariffe sono ferme agli anni novanta? E’ un dato assolutamente falso.
La Provincia di Ancona, negli anni 2000, ha ritoccato addirittura per tre volte le tariffe. Nel 2004 le ha incrementate addirittura del 50% (delibera 66/2004 con decorrenza delle nuove tariffe dal 1.7.2004) con un balzo impressionante in avanti rispetto al tariffario in vigore dal 1999. Un incremento che costrinse le società sportive ad umanetare già allora le quote per accedere ai corsi agonistici. Successivamente, le tariffe hanno subito due ulteriori incrementi pari al valore di adeguamento Istat: la prima volta con decorrenza 1.1.2009 e la seconda con decorrenza 1.9.2011. Si tratta dunque di tariffe già sufficientemente alte e costantemente ritoccate. E’ grave che il commissario della Provincia menta così spudoratamente facendo intendere all’opinione pubblica cose destituite di minima verità. I documenti inchiodano la Provincia alle proprie responsabilità.
Provincia che fa sapere di aver discusso (con chi?) la questione in un vertice con “alcuni soggetti portatori di interessi”. Chi sono questi soggetti? Come sono stati selezionati? Perché non sono stati chiamati i responsabili di tutte le associazioni sportive che utilizzano gli impianti in gestione alla Provincia di Ancona? Sarebbe stata anche l’occasione per discutere non solo delle tariffe “sporticide” che mettono in ginocchio le società sportive, ma anche per discutere delle convenzioni “capestro” che vengono fatte firmare ai presidenti dei sodalizi pur di accedere agli impianti (con assunzioni di responsabilità abnormi e giuridicamente insostenibili). Se la Provincia di Ancona intende trattare seriamente il tema dello sport e rivendicare un ruolo utile alla collettività lo faccia in modo serio e partecipato, iniziando a revocare immediatamente la delibera dello scandalo.
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